Il boss di Castellammare di Stabia, Michele D'Alessandro

di Giancarlo Tommasone

La mattina del 14 marzo 2014, l’allora 68enne Teresa Martone, vedova di Michele D’Alessandro, fondatore dell’omonimo clan di Scanzano (zona collinare di Castellammare di Stabia), si reca a fare visita ad Adolfo Greco. Lo va a trovare presso la Cil Srl. Da diversi mesi gli uffici dell’azienda di Greco sono disseminati di microspie che captano e registrano, in ambientale, ogni conversazione. Martone, ritenuta dagli inquirenti il vertice della cosca scanzanese, ha una richiesta da portare a Greco, una richiesta estorsiva. Da quanto si evincerà in seguito (in base alle parole che si scambiano all’interno di un’auto, a novembre del 2015, Greco e un amico di quest’ultimo, tale Bruno) la quota da versare ammonta a 5.000 euro. La donna, finita ai domiciliari nell’ambito dell’operazione Olimpo (che il 5 dicembre scorso ha portato agli arresti anche di Greco e di altre 11 persone), la mattina di quel 14 marzo, negli uffici della Cil, non ci va da sola.

La madrina di Scanzano accompagnata
da un minorenne va a far visita ad Adolfo Greco

È accompagnata da un suo parente, un ragazzino. Il giovanissimo partecipa alla conversazione tra Martone e Greco e quando si parla delle modalità relative alla riscossione, addirittura si offre di fare da esattore. È tutto riportato, nero su bianco, nell’informativa di polizia giudiziaria, spina dorsale dell’inchiesta della Dda.

Il ragazzino si propone come esattore della cosca
facendo il nome di un affiliato a cui accompagnarsi

«Per non far venire (Teresa Martone) posso venire pure io, oppure con Giovanni (Giovanni Schettino alias ’o muscio)», dice il ragazzino. Al che Greco risponde di no e ride, sorpreso da una simile affermazione. «Io piglio il ragazzo (un suo incaricato) o per Giovanni. (Teresa Martone) non deve venire più… non c’è bisogno», afferma Greco che spiega come ha intenzione di far recapitare la dazione alla cosca di Scanzano.

Il minorenne tenta di proporsi nuovamente, ma Greco lo interrompe affermando: «Sei giovane e la Madonna ti deve accompagnare», provando a fargli capire che un ruolo come quello di esattore di una cosca non deve essere roba per ragazzini. Poco dopo nel corso della stessa conversazione, l’imprenditore chiede pure al giovane se vada a scuola. Lui risponde di sì. E Greco osserva: dici la verità, meglio la scuola. In tutto questo, però, Teresa Martone non ha niente da eccepire circa il comportamento del suo piccolo parente, né batte ciglio quando il ragazzo si propone come esattore della cosca. Anzi, secondo quanto si evince dalle parole della vedova di Michele D’Alessandro, quell’incontro è una sorta di «iniziazione» per il ragazzo.

L’iniziazione criminale della cosca di Scanzano e il rifiuto
di Greco di consegnare i soldi nelle mani di un minorenne

«Martone – è scritto nell’informativa di polizia giudiziaria – (mentre parla con Greco) riferendosi al parente, affemava “devono conoscere i compagni bravi”. Con tale affermazione la donna sembrava aver quasi portato a termine un rito iniziatico nei confronti del giovane parente, che evidentemente da futuro componente di vertice della cosca doveva cominciare a conoscere gli affari del clan e soprattutto essere riconoscibile per le future estorsioni quale emissario del sodalizio. E questo, soprattutto nei confronti di quei soggetti nei quali l’asservimento era pacifico, come Greco, che potevano essere qualificati “compagni bravi”».

L’imprenditore commenta con il fidato amico Bruno
l’incontro avvenuto pochi mesi prima
negli uffici della sua azienda a Castellammare di Stabia

Tale atteggiamento della donna è argomento pure della conversazione captata a novembre del 2015, e avvenuta in auto tra Greco e il suo fidato amico, Bruno. «Hai capito? Un ragazzino – dice l’imprenditore – Se lo porta appresso (si riferisce a Teresa Martone e alla visita di marzo 2014) e questo disse: non vi preoccupate, vengo io (a riscuotere). E la parente non diceva niente». Volendo sottolineare con quest’ultima affermazione, che Teresa Martone non aveva niente da ridire circa il fatto che un parente di giovanissima età si fosse proposto di andare a riscuotere il pizzo.