Il tesoro dell'imprenditore stabiese Adolfo Greco

di Giancarlo Tommasone

Ci sono voluti due giorni per conoscere l’ammontare preciso del «tesoro» nascosto di Adolfo Greco. Il denaro sigillato in otto plichi dalle forze dell’ordine, è stato trasferito dalla casa dell’imprenditore di Castellammare di Stabia (recluso nel carcere di Secondigliano da più di un mese) presso la sede centrale napoletana di Poste Italiane di Piazza Matteotti, dove è avvenuto il conteggio delle banconote.

Greco è stato arrestato la mattina del 5 dicembre scorso,
durante l’operazione, agenti di polizia dotati
di telecamera termica hanno svelato il nascondiglio in cui erano stati custoditi più di due milioni e settecentomila euro.

Certi soldi bisogna nasconderli bene, e l’espediente adottato da Greco era degno di quelli utilizzati dai filibustieri dei Caraibi. Il denaro, impacchettato con cura, si trovava all’interno di una cassaforte, alloggiata nell’intercapedine ricavata dietro a un muro a scomparsa. La cassaforte era a sua volta occultata dal pannello di fondo di un armadio blindato porta-fucili. Tutto era nascosto da una parete, nella camera da letto del «re del latte» e della sua consorte, al secondo piano della lussuosa villa stabiese.

Il blitz scatta alle 3.45 di notte, gli agenti notificano
l’ordinanza di custodia cautelare a Greco,
poi vanno sicuri verso l’obiettivo.

In un’altra cassaforte, quella che si trova nello studio dell’imprenditore, al piano terra, viene rinvenuto e sequestrato altro denaro. Anche questo finisce nei plichi (i numeri sette e otto) destinati alla Posta centrale.

Durante le operazioni di contabilizzazione del «pacco» numero 2 (quello che porta all’interno il denaro sequestrato in camera da letto) ci si imbatte in sei post-it gialli e in un ritaglio di carta, bianco. Contrassegnano altrettante mazzette di denaro e recano dei numeri e il nome di un imprenditore.

Vengono sequestrate anche due agende,
una di colore marrone, risalente al 2010,
un’altra, nera, del 2009.

Ma nel tesoro di Greco c’è spazio pure per gli spiccioli; gli agenti, infatti trovano perfino due monete da 50 centesimi, una coppia di monete da due centesimi e una banconota da 20 euro. Risulteranno troppo usurate e non potranno essere immesse sul libretto infruttifero aperto per versare i soldi sequestrati a favore del fondo unico giustizia. Il denaro, la mattina del 5 dicembre viene racchiuso nei plichi dalle forze dell’ordine.

Le operazioni si svolgono alla presenza di Greco,
di suo figlio Luigi e del legale
dell’imprenditore arrestato, l’avvocato Michele Riggi.

Poi quello stesso giorno, il «re del latte», insieme al figlio, viene accompagnato presso gli uffici delle Poste di Piazza Matteotti. Sono le 10.30, si dà inizio al conteggio del denaro del plico numero due. Dopo quattro ore di lavoro si viene a capo della somma: 1.581.805 euro. Greco è poi trasferito in carcere, il giorno dopo si continua a contare. Si parte alle 9.50 del mattino, si finisce alle 15.46 (sei ore dopo).

La seconda tranche di plichi ammonta a 1.143.212,80 euro.
In totale fanno appunto, 2.725.017,80.

Una cifra assai considerevole, che denuncia una palese discrepanza se la rapportiamo al reddito dichiarato dall’imprenditore nel corso degli anni. Giusto per farsi un’idea, Greco, nel 2016, risulta aver percepito un reddito effettivo di 69.101 euro; nel 2017, invece di 74.216. L’intero nucleo familiare (formato da tre persone) dal 1997 al 2017 risulta avere disponibilità liquide ammontanti a 1.849.059 euro (poco più di 92mila euro l’anno).

Cifre che si riferiscono a un periodo complessivo di 20 anni.

Nel corso degli accertamenti esperiti presso il Comune di Castellammare di Stabia, risulta inoltre, che a partire dal 22 novembre del 2004, Greco e la moglie trasferiscono la propria residenza a Capri. Ma tornando al «tesoro» dell’imprenditore e al raffronto con i redditi percepiti, annotano gli inquirenti nell’atto in cui chiedono la conferma del sequestro, «appare evidente la non completa riconducibilità della impressionante somma (i 2.725.017,80 di euro, ndr) di danaro in contante caduta in sequestro, alle attività lecitamente svolte dall’indagato».
Il decreto di sequestro preventivo del denaro viene notificato all’imprenditore Adolfo Greco il 14 dicembre scorso, nel carcere di Secondigliano. Ci è finito con l’accusa di concorso in estorsione aggravata dalla matrice camorristica.