Il pentito Renato Cavaliere e l'imprenditore Adolfo Greco

Ad irrobustire il quadro indiziario a carico di Adolfo Greco, arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso qualche giorno fa, ci sono anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Ecco che cosa ha detto di lui il pentito Renato Cavaliere nel corso dell’interrogatorio del 9 luglio 2015:

“Greco Adolfo mi è stato presentato da Verdoliva Luciano. Io sono andato con Verdoliva Luciano all’ingrosso dove Greco faceva yogurt e latte. L’ingrosso di Greco Adolfo si trovava ai confini tra Castellammare di Stabia e Ponte Persica. Verdoliva Luciano mi ha spiegato che Greco Adolfo era stato indagato per il castello di Cutolo ed era molto amico del padre Verdoliva Giuseppe. In precedenza a tenere i contatti con Greco Adolfo era stato Verdoliva Giuseppe, al quale Greco dava i soldi per il clan. Io e Verdoliva Luciano abbiamo raggiunto la struttura di Greco Adolfo, che si trovava forse a via Schito e comunque tra Ponte Persica e via Schito, con una motocicletta.

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Il pentito Renato Cavaliere

Siamo entrati e abbiamo parlato a Greco Adolfo nel suo ufficio. Ricordo che, all’epoca, Greco Adolfo aveva i capelli neri ed era scuro di carnagione. Verdoliva Luciano mi ha presentato a Greco Adolfo dicendo che io ero il cumpariello di Luigino D’Alessandro e che a Castellammare di Stabia c’ero io. Greco Adolfo mi ha allora chiesto che cosa poteva fare per il clan ed io gli ho risposto che, se faceva qualche lavoro a Castellammare di Stabia, doveva portare i soldi al clan. Greco Adolfo mi ha assicurato che era a disposizione e mi ha detto che però dovevamo evitare di incontrarci e che io dovevo evitare di andare da lui nella sua struttura, perché potevo essere visto dai suoi operai.

Greco Adolfo mi ha detto che il tramite tra noi doveva essere Verdoliva Luciano. Infatti Verdoliva Luciano, ai confini con Ponte Persica, che era zona dei Cesarano, aveva l’appoggio dei fratelli, soprannominati Pezze ‘n culo, che avevano una concessionaria di automobili nella via Schito. Dopo una settimana, Verdoliva Luciano mi ha detto che aveva un appuntamento con Greco Adolfo e, successivamente, mi ha comunicato che Greco gli aveva mandato ventimila euro. Diecimila euro abbiamo deciso di dividerli tra di noi, il cognato D’Agostino Massimo, Belviso Francesco e Guerriero Vincenzo. Ricordo che abbiamo preso mille e cinquecento euro per ciascuno. Diecimila euro li abbiamo mandati alle palazzine e a Partoria e, quindi, alla famiglia di D’Alessandro Michele ed alla famiglia di D’Alessandro Luigi senior, come del resto veniva fatto per tutte le estorsioni. Il mio primo incontro con Greco Adolfo è avvenuto certamente dopo l’omicidio di Verdoliva Giuseppe e dopo la mia scarcerazione del 2006.

Il boss di Castellammare di Stabia, Michele D’Alessandro

Dopo la consegna dei ventimila euro, io ho fermato un lavoro che era in corso in via Tavernola in un palazzo vicino all’abitazione di Romano Catello, un po’ più avanti. Il lavoro consisteva nella demolizione e nella ricostruzione del palazzo. Io sono andato sul cantiere e ho parlato con gli operai, ai quali ho chiesto chi stava facendo il lavoro. Gli operai mi hanno risposto che a fare il lavoro era don Adolfo Greco, che abitava proprio di fronte a quel palazzo. Io sono andato da Verdoliva Luciano e gli ho detto che, mandandoci ventimila euro, Greco Adolfo ci aveva mandato soltanto gli spiccioli. Il lavoro di via Tavernola infatti era molto grosso. Io ho chiesto a Verdoliva Luciano di fare l’imbasciata a Greco Adolfo per comunicargli che doveva mandare i soldi. Verdoliva Luciano è stato poi arrestato.

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