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L'imprenditore Adolfo Greco, al momento dell'arresto del 5 dicembre 2018

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di Francesco Vitale

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Fondamentale nella recente inchiesta condotta contro la camorra di Castellammare di Stabia è stata l’attività di intelligence. Gli 007 dell’Antimafia sono arrivati a posizionare delle cimici presso l’abitazione (oltre che a bordo della autovettura e negli uffici dell’azienda) dell’indagato Adolfo Greco, imprenditore considerato dagli inquirenti figura chiave e «raccordo» tra le cosche e il mondo imprenditoriale da «vessare» attraverso le estorsioni.

E’ un personaggio «border-line», Greco,
da un lato vittima della stessa attività estorsiva, dall’altro uno di quelli
che «lucrano l’appoggio del clan»,
come sottolinea il gip nell’ordinanza
di custodia cautelare in carcere

«Ebbene, questo è proprio il caso di Greco Adolfo, il quale si è relazionato con la criminalità organizzata locale in modo funzionale ai propri interessi, elargendole periodicamente somme di denaro (tra l’altro irrisorie per le sue possibilità economiche) onde esercitare in assoluta tranquillità la propria attività imprenditoriale e al contempo, avvalersi di un prezioso referente nel cd. “anti-stato” (al quale ha garantito il viatico per radicarsi nella società civile) per risolvere problematiche legate alla “strada”», scrive il gip.

Le cimici piazzate in casa di Adolfo Greco

Tornando all’attività di intelligence effettuata dalle forze dell’ordine, i microstrumenti di intercettazione ambientale, vale a dire le cimici posizionate nell’ambiente cucina-salone dell’abitazione di Greco, fanno emergere ulteriormente, tra le altre circostanze, anche il suo interessamento per l’assunzione presso un supermercato, di un nipote del boss Paolo Carolei (elemento di spicco del clan D’Alessandro).

Un interessamento a far rispettare una promessa fatta tempo addietro a terze persone «dal proprio ex socio (da identificarsi in I. G. – marito della sua defunta sorella – un tempo suo partner nella distribuzione del latte al consumo per “Granarolo” e Parmalat ed ora titolare di una catena supermercati) e dei comportamenti elusivi dallo stesso tenuti in epoca ancor antecedente allorquando esso Greco aveva intrattenuto rapporti con esponenti della malavita stabiese (ed, in particolare, con Cesarano Ferdinando alias “Nanduccio”)», è scritto nell’ordinanza. Il 23 ottobre del 2015, sono intercettati in ambientale, presso la propria abitazione Adolfo Greco, la moglie e il figlio. «Quello S. e quel G., quel G. L. sono due scemi, sono due scemi tutti e due di loro! …», afferma Greco. Gli si chiede il perché di una tale affermazione e lui risponde: «E non l’hanno visto che quello è un bravo ragazzo? Cresciuto con loro, tutto in famiglia: un nipote di Carolei». Intendendo il fatto che ancora non si è formalizzata l’assunzione del giovane presso il supermercato di I. G., circostanza quest’ultima che può creare non pochi problemi con il clan.  Parlando col figlio, Greco afferma: «Poi quello pochi giorni fa, ci stava anche Michele (Carolei), avevo chiamato pure a S. (nipote di Greco)… Glielo avevo detto e lui: “No, no, adesso lo facciamo!” (risposta del nipote ad Adolfo Greco). Speriamo che se lo prendono!».

La promessa per l’assunzione del nipote del boss in un supermercato

Due giorni dopo, la sera del 25 ottobre, Greco è a casa e nel ripercorrere con i familiari i principali snodi della vicenda – scrivono gli inquirenti – conferma che il giovane da assumere apparteneva ad una famiglia di camorristi (che fa parte di persone…. gente di rispetto e questo e quell’altro”); di aver svolto opera di mediazione per «rispetto del fratello» (ossia di Carolei Paolo); di aver convinto L. ad assumere il nipote di Carolei, dopo avergli spiegato i rischi che correva: «Dopo, quelli là ti rompono la testa, uè, scemo di merda».

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