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L'imprenditore Adolfo Greco, al momento dell'arresto del 5 dicembre 2018

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di Giancarlo Tommasone

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Due attentati dinamitardi subiti, uno nel 2013, l’altro nel 2015 e le pressioni continue da parte della camorra per costringerlo a pagare il pizzo. E’ quanto si evince dalle riposte che un imprenditore, convocato in Procura, dà al pm Giuseppe Cimmarotta. L’inchiesta è quella sfociata nell’operazione Olimpo, condotta contro i clan dell’area stabiese: D’Alessandro, Cesarano, Afeltra e Di Martino.

E che il 5 dicembre scorso
ha portato,
tra gli altri, all’arresto
di Adolfo Greco, imprenditore accusato
di tentata estorsione aggravata

Tornando all’uomo escusso in Procura, viene ascoltato lo scorso 11 di dicembre. «Quando nell’intercettazione che mi si legge, dico “la bomba la fece mettere lui, quello è un fetente di merda”, mi riferisco a Di Martino Luigi (alias ‘il profeta’)», spiega l’imprenditore. L’attentato dinamitardo è quello avvenuto all’inizio del 2015 a Castellammare, l’intercettazione (ambientale) a cui si riferisce l’imprenditore, invece è relativa alla conversazione che tiene con Adolfo Greco il 29 giugno del 2015. «Le richieste estorsive di Di Martino Luigi – continua l’uomo – sono sempre pervenute per il tramite dei suoi affiliati, di cui ribadisco di non conoscere il nome, ma non ho mai pagato invitando sempre i suoi emissari a farlo venire a parlare direttamente con me nei miei uffici… ma ‘il profeta’ non è mai venuto».

Prendendo spunto ancora dalla conversazione intercettata a giugno del 2015, il pm chiede all’imprenditore come conosca Nicola Esposito (anche lui coinvolto nell’operazione scattata il 5 dicembre). «Voglio precisare che conosco Esposito Nicola da quando eravamo bambini, siamo coetanei. Voglio precisare che, relativamente agli stralci della intercettazione che mi viene letta (quella del 29 giugno 2015, ndr) quando parlo di ‘coperto’, mi riferisco al ‘capretto’». Racconta l’uomo, che spiega: «Infatti Esposito Nicola, detto ‘il mostro’, in occasione di una festa comandata mi regalò un maglione di cachemire ed io ricambiai con tre o quattro capretti».

L’imprenditore dice di sapere che Esposito è un camorrista,
«ma con me si è sempre comportato bene,
nel senso che non mi ha mai dato fastidio»

Si affronta poi la parte dell’intercettazione relativa a Greco e a una presunta richiesta estorsiva da parte di Luigi Di Martino. «Greco Adolfo mi invitava a cercare un accordo con il Di Martino, parlandogli ed io gli risposi: “Io lo so che cosa vuole fare, vuole i soldi dell’estorsione”», afferma l’imprenditore, che poi continua: «Mi confidai con Greco perché lo reputavo una persona saggia, ma oggi, invero, mi appare un fesso perché non doveva avere rapporti con certe persone».

Poi altre precisazioni; nel corso delle conversazione intercettata a giugno del 2015, l’uomo dice «prima con Nicola si stava bene», «significa – spiega l’imprenditore al pm – che a Esposito Nicola prima non pagavo alcuna estorsione e non subivo richieste in tal senso». Quando nel 2015 si verificò l’attentato dinamitardo ai danni di una sua attività, l’imprenditore non era in Italia e dice di aver appreso la notizia da un giornale on line. Mentre per quanto riguarda l’esplosione del 2013, dichiara al giudice: «In quell’occasione ero presente».

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