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L'imprenditore Adolfo Greco, arrestato lo scorso 5 dicembre

di Giancarlo Tommasone

Il nome del collaboratore di giustizia Aniello Orsini compare appena due volte nel faldone dell’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione Olimpo. Eppure, il pentito dei D’Alessandro è tra i primi a menzionare Adolfo Greco e, per certi aspetti, indirizza gli inquirenti a indagare più a fondo sulla figura dell’imprenditore, che già negli anni Ottanta era stato coinvolto in inchieste della magistratura, rivolte all’epoca nei confronti della Nco di Raffaele Cutolo. Lo fa in varie occasioni, Orsini, attraverso le dichiarazioni rese ai pm.

Il 4 novembre del 2003, all’interno del carcere
di Secondigliano, il pentito viene interrogato
dal pubblico ministero Maria Antonietta Troncone.

Ricostruisce un episodio che ha a che fare con una estorsione effettuata nei confronti «del titolare del bingo ubicato a Castellammare, alla Via Bonito, nei pressi del cinema Montil». Il tramite tra Pasquale D’Alessandro, che, secondo il pentito, impone la tangente, e Adolfo Greco (socio della società che gestiva la sala bingo), è rappresentato da tale Giovanni detto l’animale.
«L’imposizione era relativa all’assunzione di personale da parte del titolare del bingo, nonché al versamento di somme estorsive, di cui non venne stabilità l’entità (almeno) nell’occasione – precisa Orsini – che io mi recai presso il cinema. Vidi solo che il D’Alessandro Pasquale era molto pressante e che chiedeva continuamente se fosse stato avvicinato il titolare della sala».

La persona da avvicinare e poi effettivamente
avvicinata altri non era che Adolfo Greco,
socio della società che gestiva l’attività.

«Mi risulta – continua Orsini – che tale Adolfo Greco si interessa della distribuzione del latte Berna e forniva a Delle Donne Gerardo, amministratore di un burrificio ubicato a Sant’Antonio Abate, il latte scaduto per la produzione industriale».

Secondo il collaborante, Delle Donne, già titolare di un burrificio a Santa Maria la Carità (non indagato e da ritenere estraneo ad accuse non provate, ndR), aveva avuto «una improvvisa crescita economica grazie a Pasquale D’Alessandro». Proprio con Pasquale D’Alessandro, sottolinea il gip nell’ordinanza prodotta nei confronti di Greco e di altri 20 indagati, l’imprenditore, conosciuto anche con l’appellativo di «re del latte» (Greco, appunto), aveva «un rapporto di amicizia».

La circostanza è emersa non solo grazie
alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
ma anche attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche.

Il 17 febbraio del 2004, ancora davanti al pm Troncone, Orsini continua a parlare dell’episodio estorsivo perpetrato nei confronti di Greco. Nel periodo compreso tra ottobre e novembre del 2002, Orsini dichiara che spesso insieme a Pasquale D’Alessandro si recavano presso il pontile dove Giovanni l’animale aveva un rimessaggio per le barche («fra le quali anche quella di Greco Adolfo»), e che in una occasione D’Alessandro si rivolse a Giovanni («amico del Greco») per domandargli se gli avesse portato l’«ambasciata» relativa alla richiesta estorsiva.

«Dopo un paio di giorni tornammo da Giovanni
e lui disse che aveva parlato con Adolfo Greco
e che questi entro Natale avrebbe pagato la tangente».

Cosa che poi avvenne, spiega il pentito, poiché il 23 dicembre dello stesso anno (il 2002, ndr) mentre «(io, Pasquale D’Alessandro, Alfredo Cirillo e Ciro Vollaro) ci trovavamo nell’abitazione della zia di Pasquale, nella zona dell’Acqua della Madonna, sopraggiunse Giovanni l’animale che consegnò una busta di colore giallo a Pasquale D’Alessandro». Busta che «disse Giovanni, proveniva da Adolfo», e che conteneva cinquemila euro.

(I – continua)