sabato, Gennaio 22, 2022
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Adescamenti di minori sul web fuori controllo: l’Unicef propone una guida sul cyberbullismo

Il caso del 30enne di Castel Volturno è solo l’ultimo di una lunga serie

Non era la prima volta che lo faceva. Nel suo telefonino sono state trovate 114 immagini e 136 video: tutto materiale pedopornografico. Questa volta si è inserito in una chat tematica di Telegram, su un gioco on line, e ha adescato un ragazzino di 14 anni. Ma la mamma del piccolo si è accorta di tutto. Ha denunciato quanto accaduto ai carabinieri, ha fatto partire le indagini e ha determinato l’arresto di un uomo di 30 anni di Castel Volturno.

Casi, questi di adescamento di minori, che si ripetono sempre più spesso. Basti pensare che, come denuncia l’Unicef, «secondo i dati Unesco la percentuale di minorenni che ha sperimentato cyberbullismo varia tra il 5% e il 20% della popolazione minorile». E non a caso, proprio l’Unicef, ha realizzato una guida per aiutare i genitori. La vicenda del 14enne risale al febbraio dell’anno scorso. L’uomo prima si è inserito nella chat sul gioco, ha carpito la fiducia del ragazzino e poi ha iniziato ad inviare, tramite whastapp, foto intime tentando di ottenere dal ragazzino esibizioni pornografiche attraverso videochiamate e messaggi. La madre del ragazzino ha, però, notato che qualcosa non andava: il figlio restava sveglio sempre di notte, si isolava, stava sempre con il cellulare. Ha così scoperto che il ragazzino stava intrattenendo delle conversazioni in chat a sfondo sessuale con un adulto e si è subita rivolta ai carabinieri della compagnia di Ischia diretta dal capitano Angelo Pio Mitrione.

Proprio domani ricorre la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. L’Unicef, dopo un anno in cui la pandemia da Covid ha costretto i ragazzini ad utilizzare in misura ancora maggiore i social, ha realizzato una guida per i genitori. Tra i suggerimenti, una proposta di 6 regole base da istituire in famiglia: non condividere nomi utente o password; non fornire informazioni personali in profili, chat room e altri forum; astenersi dall’inviare foto personali o inappropriate di sé; non rispondere a messaggi minacciosi e informare immediatamente un adulto; spegnere il proprio dispositivo se viene visualizzato un messaggio minaccioso; non cancellare eventuali tracce sui social o nelle chat.

«Abbiamo realizzato la guida “Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo”, in collaborazione con lo Studio di psicologia del ciclo di vita – P.I.N.S./Pensare Insieme Sentire, – per parlare di questo fenomeno in famiglia, perché riteniamo importante che i genitori imparino a riconoscere i segnali di pericolo e quindi essere attenti a eventuali cambiamenti di umore o del comportamento dei propri figli», spiega Carmela Pace, presidente dell’Unicef Italia.

«Attraverso questo strumento però vogliamo raccomandare anche di non demonizzare i nuovi media e rassicurare sul fatto che parlarne con una persona di fiducia significa poter essere tutelati e intervenire tempestivamente a difesa del rispetto della propria persona e della propria salute fisica e mentale», aggiunge.

Intanto ci sono i dati. L’aumento del cyberbullismo riflette la rapida espansione dell’accesso di bambini e ragazzi ad internet: nel 2017 circa il 70% della popolazione mondiale tra i 15 e i 24 anni risultava connessa ad internet e dai dati provenienti da 7 Paesi europei, la percentuale di bambini e adolescenti tra gli 11 e i 16 anni esposti a cyberbullismo è aumentata tra il 2010 e il 2014 passando dal 7% al 12%”.

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