La proroga costa 130 milioni. Il prossimo intervento sarà riservato ai redditi bassi e ai settori più esposti.
Lo sconto sul gasolio resta. Sono 17 centesimi al litro, validi per altri dieci giorni e soltanto sul diesel. La benzina rimane fuori. La proroga costa allo Stato 130 milioni, mentre nel governo è già cominciata la discussione sulla fase successiva.
Alla pompa restano 17 centesimi di sconto
La riduzione delle accise conserva la stessa misura già applicata. Per controllare l’effetto reale sui listini si possono consultare i prezzi praticati dai distributori pubblicati dal ministero.
La nuova copertura arriva da un anticipo delle ritenute sugli utili dei maggiori gruppi energetici. Palazzo Chigi parla di una «modalità inedita, definita in accordo con i gruppi coinvolti». Il meccanismo riguarderà le società con ricavi superiori a 20 miliardi.
Il conto dei tagli è arrivato a 2,5 miliardi
La proroga si inserisce in una politica che ha assorbito quasi 2,5 miliardi. Una parte è stata finanziata attraverso l’accisa mobile, usando il maggiore gettito Iva prodotto dall’aumento dei carburanti. Quando quella cassa non è bastata, sono stati ridotti altri capitoli di spesa.
Il dibattito sui precedenti interventi del governo sulle accise aiuta a capire perché l’esecutivo voglia ora cambiare strada.
Dopo lo sconto per tutti arriveranno aiuti mirati
Il prossimo decreto dovrebbe concentrare le risorse sulle persone con redditi più bassi e su chi utilizza carburante per lavorare. Tra i possibili destinatari ci sono autotrasportatori, rappresentanti, pescatori e agricoltori.
Resta aperta l’ipotesi di caricare un contributo tra 80 e 100 euro sulla social card “Dedicata a te”, utilizzata da circa 1,2 milioni di famiglie con Isee fino a 15 mila euro. La Lega solleva dubbi: molte famiglie povere non possiedono un’auto e lo strumento potrebbe prestarsi a truffe.
La maggioranza litiga sulle coperture
Matteo Salvini propone uno scostamento di bilancio da «almeno 20 miliardi», accompagnato da un contributo di banche e compagnie energetiche. Forza Italia chiude la porta.
Antonio Tajani si dice «contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extraprofitto, di tasse. Alla parola tasse, mi viene l’orticaria». Poi aggiunge: «Non voglio sentire la parola extraprofitto, che mi sa molto da Unione Sovietica».
Borghi risponde a Tajani sulle accise
Claudio Borghi ribalta il ragionamento: «Ricordo al ministro che anche le accise sono imposte: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni».
L’alternativa, secondo l’esponente leghista, sarebbe «stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora von der Leyen e fare più deficit. Anche questo ci va bene».
Le opposizioni attaccano lo “sconticino”
Elly Schlein parla di «ennesimo atto del teatro dell’assurdo» e accusa Giorgia Meloni di essersi preoccupata «più di non scontentare Tajani che della stangata» ai distributori.
Giuseppe Conte definisce la proroga uno «sconticino impercettibile per un’altra manciata di giorni. Un’altra beffa, un’altra dimostrazione di pavidità». Angelo Bonelli sostiene che la premier abbia scelto di «difendere gli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere».
Gli extraprofitti dividono politica e imprese
Il termine indica guadagni molto superiori alla media, prodotti anche da eventi esterni e da mercati con poca concorrenza. La parziale chiusura dello Stretto di Hormuz ha spinto greggio, gas e carburanti, mentre gli otto maggiori produttori quotati avrebbero realizzato utili per 148 miliardi di dollari in sei mesi.
Il precedente contributo di solidarietà europeo sul settore fossile considerava straordinaria la quota di utili superiore del 20% alla media del quadriennio precedente.
Bruxelles lascia la scelta agli Stati
La Commissione europea considera la tassazione degli extraprofitti una competenza nazionale. Il governo italiano preferirebbe un intervento coordinato dall’Unione, mentre il confronto sul caro carburanti continua a muoversi tra aiuti selettivi, deficit e imposte sui grandi gruppi.
Il rischio segnalato dalle imprese è un calo degli investimenti. I sostenitori della tassa chiedono invece di redistribuire una parte dei guadagni legati alla crisi.
Nel decreto entra anche l’ex Ilva
Accanto allo sconto sul diesel, il Consiglio dei ministri ha approvato misure per garantire la continuità degli impianti strategici. Il riferimento è all’ex Ilva di Taranto.
Il provvedimento modifica la durata delle fideiussioni legate alla gestione di rifiuti e discariche. L’obiettivo dichiarato è preservare il funzionamento degli impianti durante la vendita, nel rispetto delle norme ambientali. Benzinai e altoforni finiscono così nello stesso decreto, mentre il vero confronto politico resta ancora da chiudere.

















