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“Un ispettore della polizia, tale Salvatore, era a nostra disposizione”. Era il 14 novembre del 2007 quando il pentito Rocco D’Angelo raccontava ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli del ruolo di un appartenente alle forze dell’ordine che ieri e’ stato arrestato con l’accusa di associazione camorristica e riciclaggio.

 

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L’ispettore di polizia e’ stato arrestato per i suoi rapporti con il clan Moccia

“Una volta in un incontro con alcuni esponenti del clan lui ci diede informazioni sui nostri telefoni cellulari, informandoci se gli stessi erano o meno sotto intercettazioni, dicendoci di disfarci di alcuni nostri cellulari – continua il pentito – Cosi’ io diedi all’ispettore una serie di numeri che lui mi controllo'”. Per questa ragione Salvatore Zimbaldi e’ stato arrestato ieri mattina su ordine del gip Tommaso Perrella. Su Facebook ostentava poi foto con appartenenti al clan Moccia di Afragola e in particolare con Vincenzo Angelo, figlio del capoclan Antonio, mentre la compagna, che non e’ indagata, ha rapporti di amicizia con Anna Diletta Moccia, anche lei figlia di Antonio ed e’ ritratta piu’ volte in foto poi pubblicate sui profili social.

A Zimbaldi e’ contestato il reato di riciclaggio perche’ avrebbe trasferito denaro per conto dei Moccia, in un caso circa 200mila euro in contanti, che lui stesso in una telefonata intercettata racconta essere il profitto di fatture per operazioni inesistenti della societa’ Campana Petrol Group, che secondo la Guardia di Finanza e la Dia, apparteneva alla cosca. Zimbaldi, poi, insieme ad A.B., assistente capo in servizio al Commissariato di San Giovanni-Barra, per il quale il pm aveva chiesto l’arresto ma che e’ stato interdetto per favoreggiamento personale e accesso abusivo ai sistemi informatici, ha ‘bonificato’ da microspie i locali della Campana Petrol Group. A.B., per verificare se i titolari della Campana fossero indagato e’ entrato nei sistemi informatici della polizia giudiziaria.

Questi accessi, diciannove per l’esattezza, sono tutti stati monitorati dalle forze dell’ordine. La moglie, che non e’ indagata, detiene il 10 per cento di quote societarie. Dopo la verifica fiscale avvenuta nella societa’ il 2 ottobre 2013 da parte della Guardia di Finanza, fu A.B. a incaricare un esperto informativo di bonificare l’intera azienda dalla presenza di eventuali microspie. Cosi’ risultava anche da intercettazioni avvenute il 29, il 31 ottobre del 2013 e il 27 novembre dello stesso anno.

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