Abusivismo Ponticelli
Abusivismo edilizio nel quartiere Ponticelli

Secondo il capitano del nucleo anti abusivismo di Napoli sono proprio a Ponticelli e Pianura i cantieri più grandi

di Fabrizio Geremicca

Sei costruzioni ancora al grezzo. La più grande di 180 metri quadrati, la più piccola di 13 metri quadrati. Uno sbancamento di terreno vasto 600 metri quadrati, per una profondità di due metri e mezzo. Mura in cemento armato alte due metri a separare due porzioni di terreno. Il tutto su un suolo agricolo di tremila metri in via Provinciale delle Brecce all’interno del quale vige il vincolo di inedificabilità assoluta. Arriva da Ponticelli l’ennesima istantanea di assalto sistematico al territorio e di speculazione.

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Il cantiere di Ponticelli

L’intervento degli agenti di polizia municipale, che erano in zona per verifiche su un altro cantiere abusivo sequestrato tempo fa e che hanno notato le nuove costruzioni, ha fatto sì che scattassero i sigilli. Proprietario e locatario del terreno sono stati entrambi denunciati per lottizzazione abusiva. “Ponticelli e Pianura – dice il capitano Agostino Acconcia, che è il responsabile del nucleo antiabusivismo della polizia municipale a Napoli – sono i quartieri dove più spesso riscontriamo abusi edilizi su vasta scala, con la costruzione dal nulla di immobili o capannoni. Nel centro della città sono più frequenti interventi su scala, per così dire, ridotta. Verande, balconcini sulla pubblica via, mansarde”. In media ogni anno i caschi bianchi effettuano circa 200 sequestri di nuove opere. Le demolizioni effettuate su iniziativa del Comune, però, non sono frequenti. Sono inevase circa trentamila ordinanze emesse da Palazzo San Giacomo. “Il problema – riflette il capitano Acconcia – è che non ci sono i fondi necessari per anticipare i soldi, in attesa poi di recuperarli in danno di chi ha realizzato l’abuso”. Gli uffici della Procura ricevono ovviamente le denunce inoltrate dalla polizia municipale e scattano i relativi procedimenti penali. Non di rado i fascicoli si arricchiscono di nuove denunce, determinate dalle tutt’altro che infrequenti violazioni dei sigilli. La sanzione principale, però, il ripristino dello stato dei luoghi, è tutt’altro che rapida e neppure certa. “Una strada da praticare in presenza di reiterate violazioni dei sigilli – dice Aldo De Chiara, magistrato in pensione, a lungo in prima linea sul versante del contrasto all’abusivismo edilizio – potrebbe essere quella che il pubblico ministero chieda al giudice istruttore il sequestro con sgombero dell’immobile. In materia c’è giurisprudenza della Cassazione. Se chi ha commesso un abuso viola più volte i sigilli, inoltre, il pubblico ministero potrebbe anche chiedere la misura cautelare – la detenzione – sulla base dei rischio di reiterazione del reato”.  Sono, però, iniziative molto sporadiche.

Meno infrequenti, ma anch’esse poche se rapportate al numero di abusi edilizi presenti in tutta la Campania, le demolizioni che scattano su iniziativa della Procura della Repubblica ed a seguito di sentenza penale di condanna passata in giudicato. “Anche in questi casi – ricorda il capitano Acconcia – sono i Comuni che si attivano per reperire i fondi necessari alle demolizioni. Il rimborso arriva poi attraverso le risorse che sono previste proprio per questo tipo di interventi da parte della Cassa Depositi e Prestiti”. Buttare giù un immobile abusivo ultimato, insomma, è operazione tutt’altro che semplice. Fondamentale, perciò, è la prevenzione, che si attua attraverso i controlli ed il monitoraggio del territorio. Quest’ultimo, tuttavia, richiede uomini che in questo momento i caschi bianchi napoletani non hanno. “Noi dell’anti abusivismo – quantifica il capitano Acconcia – siamo ormai una sessantina. Negli anni Novanta eravamo il doppio e fino a qualche anno fa arrivavamo almeno ad ottanta. Pensionamenti e decessi hanno impoverito questa particolare sezione dei caschi bianchi. Si aggiunga che il mio nucleo necessita di agenti ben preparati sulla materia edilizia, che non si formano dall’oggi al domani, e si comprende facilmente quanto grave sia il problema dell’organico”.