domenica, Novembre 28, 2021
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Abusi nell’edificio storico, Regione e Soprintendenza davanti ai giudici

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I due enti e il Comune di Lacco Ameno finiscono in Corte dei Conti per l’ipotesi di danno erariale per il mancato abbattimento di manufatti illegali nel Palazzo Ciannelli

di Fabrizio Geremicca

Regione Campania, Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali e Comune di Lacco Ameno dovranno giustificarsi innanzi alla Corte dei Conti per l’ipotesi di danno erariale derivante dalla inerzia nell’imporre a due privati di demolire una serie di abusi edilizi realizzati nello storico Palazzo Ciannelli. Un edificio di fine ‘700  nel quale fu ospite anche Giuseppe Garibaldi in convalescenza dopo le ferite che aveva riportato in Aspromonte e nel quale, ironia della sorte, tempo addietro c’erano anche alcuni uffici della Soprintendenza.

Il Tar Campania ha ora accolto il ricorso di Caterina Maria Ciannelli, la signora italo – americana proprietaria di gran parte dell’immobile, dove gestisce una casa vacanze. Ciannelli chiedeva che, dopo una battaglia giudiziaria che si è protratta per circa trent’anni ed a fronte dell’immobilismo delle istituzioni deputate a reprimere gli abusi edilizi realizzati da due condomini proprietari di parti più piccole del palazzo, i magistrati nominassero un commissario ad acta che desse esecuzione ad una precedente sentenza del tar a lei favorevole, risalente al 2019.  I giudici sono andati oltre ed hanno trasmesso gli atti ai loro colleghi della Procura contabile.

Relativamente al Comune isolano, rilevano le toghe: “Continua ad invocare la sua condizione di ente dissestato per deresponsabilizzarsi, in contrasto con quanto espressamente statuito dalla sentenza  numero 1976 del 2019. Va nuovamente rilevato e stigmatizzato che il Comune non solo non ha intrapreso alcuna iniziativa per riscuotere la sanzione pecuniaria (20.000 euro n.d.r.) ma nemmeno si è attivato per dare riscontro alla richiesta di accertamento di ulteriori opere abusive, le quali erano state puntualmente indicate nella diffida. Questa ultima è una attività che rientra tra i compiti istituzionali del comune e non richiede certo la necessità di risorse finanziarie aggiuntive”.

Non meno aspre le parole della sentenza per la Regione Campania la quale, stigmatizzano i magistrati, “nemmeno ha partecipato alla Conferenza dei Servizi”. Quella convocata un anno fa per eseguire la sentenza del tar che accoglieva l’istanza di Caterina Maria Ciannelli affinché fosse dichiarato l’obbligo di Palazzo Santa Lucia, della Soprintendenza e del Comune “di provvedere al’adozione delle misure necessarie ad accertare e reprimere gli abusi edilizi in contestazione”. La Soprintendenza poi, sottolineano i giudici del Tar, “non ha assunto alcun concreto impegno perché il suo rappresentante si è semplicemente riservato di chiedere al ministero l’assegnazione di risorse. Ormai, però, è trascorso oltre un anno e non è stato neanche chiarito se la richiesta di fondi sia stata formulata”.

Commenta Ciannelli: “Sono contenta, ma anche esausta. Mi sono scontrata contro un muro di collusioni ed omertà dettate anche da interessi clientelari ed elettorali e da legami familiari. Le denunce finivano nel vuoto, qualcuno mi invitata a trovare una intesa, un accordo. Sono stati realizzati cento metri quadrati illecitamente, una sopraelevazione ed altro nel corso degli anni eppure, quando chiedevo che si intervenisse per bloccare chi stava deturpando un bene storico, sembrava che fossi io quella dalla parte del torto”. Non è la prima volta che accade, purtroppo, e sono storie come questa che aiutano a capire come e perché il territorio campano sia stato oltraggiato per decenni impunemente dal cemento abusivo.

L’ingresso di Palazzo Ciannelli

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