Il diario di viaggio pre-lockdown

di Ilaria Riccelli

E’ una di queste mattine pre-lockdown in cui si respira un’aria di guerra. La sera precedente Napoli era stata agitata da una sommossa violenta partita sui social e approdata per le piazze della città con la veemenza della disperazione della gente comune e anche con quella della malavita infiltrata nel corteo. Un incontro dei commercianti in protesta contro l’imminente chiusura annunciata con la solita tracotante dichiarazione in diretta Fb dal presidente della regione De Luca. Avevano distrutto mezza città i manifestanti, aggredito giornalisti e macchine della polizia, la protesta non si ferma, la gente chiede risposte. Napoli il giorno dopo si era svegliata con l’amaro in bocca e l’opinione pubblica divisa a metà, con i soliti post di sfogo pubblicati sulle bacheche di Fb di chi inneggiava alla protesta contro chi invece condannava duramente gli episodi di scompiglio che avevano irrotto con rabbia impetuosa nelle piazze della città distruggendole. Decidiamo di partire, io e la mia amica Marcella, per raggiungere l’Abruzzo e macinare chilometri e distanze tra noi e l’avanzata del caos abissale in cui stiamo piombando. Il caos e l’abisso hanno in comune profondità insondabili della mente, ma mentre avanzavamo nella pioggia battente verso l’Abruzzo anche quei pensieri diventavano un’eco lontana. 

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Il percorso stradale da Napoli a Roccaraso è stato di circa 140,7 Km il tempo di percorrenza stimato in auto è di circa due ore ( salvo le tappe consigliate di cui tra poco vi parlerò). Quindi, dirette con la Jeep rossa di Marcella, abbiamo imboccato la autostrada A1 poi la E 45  statale 17 dell’Appenino Abruzzese 3 Appulo Sannitico (SS17) per 15 km poi abbiamo continuato addentrandoci nei colori dell’Abruzzo. Ha avuto inizio qua il nostro viaggio, vi racconterò da adesso in avanti i posti che abbiamo visitato dividendoli in tappe e allegandovi sotto le foto così sarà più semplice risfogliarle e magari farvi trovare spunto per qualche idea  (ovviamente appena finiranno le restrizioni per l’emergenza sanitaria! Sperando sia il prima possibile).

(Pre)Tappa obbligata per tutti quelli che desiderano fare la spesa prima di arrivare a Roccaraso è il supermercato Orsini che si trova sulla  SS17 al KM 150 a Castel di Sangro. Abbiamo comprato carne ottima e super specialità della zona: provola da fare arrostita, e gli “angioletti” per il pranzo (sono dei salamini abruzzesi). L’arrivo a casa a Roccaraso quindi è stato molto più felice anche per la breve pausa ristoratrice per il pranzo che ci siamo preparate con queste cose buonissime, nella casetta di Marcella, tipica di montagna tutta arredata in legno, con ancora impresso addosso il ricordo di tutte le vacanze trascorse in famiglia. Tuttavia se siete amanti della montagna, oltre che amanti del buon cibo, siete per forza (anche inconsciamente magari) amanti dello sport all’aria aperta: se ancora non si scia, si può sicuramente usufruire delle piste ciclabili per diversi livelli di difficoltà che si trovano in Abruzzo.

1.La tappa più sportiva del we è stata sicuramente la pista ciclabile che abbiamo fatto da Roccaraso a Rivisondoli. Il percorso è semplicissimo e adatto anche ai bambini. La pista è fatta ad anello, parte dal palaghiaccio a Roccaraso e attraversa lunghi trattati in cui si può ammirare un panorama mozzafiato nelle enormi vallate tra le montagne. Si arriva a ridosso della ss17 (fiato permettendo!) e finalmente, dopo l’attraversamento della strada, il percorso scivola rapido fino a Rivisondoli. Il ritorno è stato veloce ritmato dagli spazi ampi delle vallate che riempivano ogni cosa, dall’odore delle foglie di autunno, fino al punto in cui l’anello si chiude e si rientra in paese. Per finire la tappa sportiva in un ossimoro, la bici ci ha condotto da “Dolci Momenti”, pasticceria e bar caffetteria buonissimo che si trova lungo il corso principale di Roccaraso e dove è possibile mangiare torte buonissime oltre che una pazzesca cioccolata calda.

2. Tappa (Cena a Pesco). Per cena siamo state in compagnia di un caro amico che gestisce un polo del tiro con l’arco a Roccaraso. Ci siamo date appuntamento a Pescocostanzo. Il borgo è sicuramente ricco di storia, e immediatamente si percepisce, non appena si inizia a salire la lunga viuzza di sassi che conduce al paese. La fondazione Pescocostanzo viene fatta risalire al X secolo, il piccolo borgo aquilano è ricco davvero di opere d’arte: sono opere in pietra, marmo, ferro battuto e legno, tradizioni artigianali tramandate dopo l’immigrazione dei mastri lombardi tra il XV e il XVII secolo. I monumenti religiosi e le chiese sono moltissimi e tutti racchiusi in questo piccolissimo comune. Salta subito all’occhio la Basilica di Santa Maria del Colle, che fu ricostruita a metà ‘400 ed è poi stata nel corso dei secoli  modificata e arricchita sotto l’influenza delle diverse correnti artistiche e culturali come quella barocca-rinascimentale. La caratteristica imponenza deriva anche dalla sua grande scalinata che domina la scena del paese,  risalente al 1580, sopra cui campeggia il portale tardo romanico. Camminare di sera in questo piccolo centro di montagna così ricco di storia è stato molto suggestivo così come suggerisce ai visitatori la piazza del municipio,  adornata da una bellissima fontana in ferro e pietra, è centro della vita pascolana anche di sera.  Consigliatissimo per la cena poi è il ristorante “ai Tre Frati” dove abbiamo gustato piatti tradizionali, ma rivisitati in una pazzesca commistione di tra antico e moderno. Prezzi accessibili, ma una cena che ricorderete per la ricercatezza dei cibi (che ovviamente vi allego sott!). Davvero buonissime le tagliatelle al cacao e zucchine.

3. Tappe (3-4-5). Domenica mattina siamo ripartite in Jeep verso il mare. Se pensate che l’Abruzzo sia soltanto legato a i comprensori sciistici e alle comunità montane, vi siete fermati solo all’inizio, non avete ancora scoperto la parte più interessante. In direzione costa adriatica abbiamo scoperto il cuore di questa regione, che possiede tre dei 24 Parchi Nazionali italiani, tra cui il parco nazionale della (Tappa 3) Majella che al suo interno ospita sette riserve naturali statali e luoghi di interesse storico e architettonico. E’meraviglioso vedere l’autunno nel parco nazionale della Majella, con i boschi che cingono le strade e gli alberi che degradano verso i colori bruni e caldi della stagione, mentre nelle vallate aspre e ampie che caratterizzano il paesaggio, a ridosso dei appennini Abruzzesi, arriva nitido il sentore di una libertà che nelle grandi città – soprattutto in questo periodo – stiamo perdendo. Il fiume Orta scorre veloce dividendo la Majalla dal massiccio del Morrone, mentre la strada ondeggia nelle curve verso la costa. Il cellulare non ha campo, ma l’itinerario non ha bisogno di filtri: uno dei posti da visitare è Castello di Roccascalegna (tappa 4), in provincia di Chieti.  E’ arroccato sulla punta di una roccia, in bilico sul vuoto, si erge maestoso e domina l’abitato. Si può guardare dal basso della vallata restando ammirati dalla bellezza architettonica di questa costruzione molto antica, che subì numerose aggiunte tra il cinquecento e il seicento. Abbiamo letto una curiosa leggenda, una delle tante che popolano i borghi medievali Abruzzesi in cui i baroni del castello – in questo caso il barone Corvo de Corvis  nel 1646 – pretendevano di far valere lo Ius primae noctis per le donne appena sposate. Secondo la norma vigeva infatti l’obbligo per tutte le donne del paese di passare la prima notte di nozze col barone anziché con il consorte appena sposato. La leggenda narra però che il marito dell’ultima sposa novella di Roccascalegna si sostituì a quest’ultima con un travestimento, e salito alla rocca accoltellò il barone, mentre moriva, pare che il barone abbia anche lasciato su una roccia l’impronta indelebile della sua mano insanguinata. Da Roccaraso a Roccascalegna sono circa 53 km e un’oretta di macchina mentre manca ancora un po’ di. strada per la costa dei trabocchi. Siamo arrivate ad ora di pranzo con il sole caldissimo e il  mare un poco mosso, li vediamo da lontano è i ragni di mare (così come li aveva denominati D’Annunzio) che movimentano l’Adriatico dall’Abruzzo al Gargano, e che svettano in quasi ogni punta della costa tra Ortona e Vasto. Sono fatti di  legno i trabocchi e sono delle macchine per pescare create dai pescatori della zona, palafitte sull’acqua dalla forma di ragno che avevano ispirato il poeta ne  “il Trionfo della morte”:  cinquanta chilometri di costa tutta così la costa dei trabocchi. Arriviamo a punta isolata un trabocco sul mare che è diventato ristorante. Il luogo è molto suggestivo, il ragno di legno si trova sopra l’acqua e ondeggia nel mare mosso. E’ molto suggestivo godersi un pranzo su questa tipica costruzione locale: è un salto nel tempo. Tuttavia abbiamo notato prezzi eccessivi e piatti non all’altezza. Da visitare anche la bellissima città di Vasto, tipico borgo montano, che però domina un promontorio da cui si vede il mare vicino la costa dei trabocchi.

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