venerdì, Agosto 12, 2022
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A Napoli il mare diventa un lusso: polemiche per le nuove regole

Il Comune ha stabilito che le spiagge libere saranno a numero chiuso

di Ilaria Riccelli

Si appresta ad arrivare un nuovo weekend, in questo inizio di estate torrida. Si potrebbe dire però che è vero, il mare non bagna Napoli, o almeno non tutti i napoletani. A seguito di una proposta di delibera dell’Assessore all’ambiente e al Mare, Paolo Mancuso, approvata dalla Giunta Comunale riguardante la «gestione aperta e sicura degli arenili pubblici nel corso della stagione balneare 2022 in città», l’accesso al mare pubblico sarà contingentato.

Lo scorso fine settimana si sono scatenate le proteste, le manifestazioni e i flash mob contro il «tuffo a pagamento». Il sindaco Manfredi è intervenuto nella polemica spiegando le motivazioni della decisione, che sembrerebbe frutto di una richiesta dell’Autorità Portuale: «Quella delle spiagge a numero chiuso è una richiesta che ci è venuta dall’Autorità Portuale che ha competenza in materia di demanio marittimo» spiega Gaetano Manfredi che però lascia spazio a un cambiamento di rotta: «Su sollecitazione di tanti discuteremo con l’autorità portuale per aumentare le quote di accesso».

Sul tema della sicurezza per non lascia spazio a dubbi: «E’ chiaro che c’è uno spazio fisico che deve essere occupato e va garantita la totale sicurezza, per noi è un grande onere controllare gli accessi, questo però è un problema indipendente dal tema della balneazione e concessioni, e la mancanza di accesso alle spiagge libere è un tema che è stato portato avanti negli scorsi anni dall’Autorità Portuale, quindi tutto un tema di cui la competenza del Comune non c’è, ma crediamo che sia importante garantire la possibilità di balneazione ai napoletani».

Le spiagge pubbliche a Napoli sono poche: il famoso «Lido Mappatella», Largo Sermoneta (con pochissimo spazio), gli scogli adiacenti al Castel dell’Ovo, e poi a Posillipo, c’è la Spiaggia delle Monache, la Gaiola e Villa Fiorita a Giuseppone a Mare e la spiaggia comunale di Bagnoli.

La protesta dei napoletani

«Di queste spiagge però non usufruirei di nessuna, perché non c’è parcheggio, è difficile l’accesso, adesso c’è anche il numero chiuso». Così commenta Andrea Gambardella che con la sua famiglia nei week end estivi è costretto a rivolgersi a strutture private per trascorrere una giornata al mare: «in una famiglia composta da 4 persone, con bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni, non si spende meno di 100 euro per andare al mare a Napoli».

Infatti «tra ingresso (25 euro a testa minimo, con riduzione di 10 euro per i bambini che pagano dai 2 anni in su), pranzo (obbligatoriamente da consumare al ristorante della struttura), parcheggio dell’automobile (dai 5 ai 10 euro al giorno) più consumazioni di bevande durante il giorno, andare al mare è diventato tragico. Avendo i bambini piccoli però certo non si può rimanere a casa, visto che nemmeno i parchi pubblici sono funzionanti né strutturati per la permanenza delle famiglie».

Ma cosa prevede la delibera?

«Il tracciamento numerico dei bagnanti che accedono ai due tratti di spiaggia pubblica compresi tra palazzo Donn’Anna ed i seguenti lidi in concessione demaniale Bagno Sirena (massimo 400 persone appunto) Bagno Ideal (massimo 12 persone) e Bagno Elena (12 persone)». Questa situazione è mortificante per una città di mare, nella quale i cittadini non possono toccare il mare, Si dovrebbe investire per la riqualificazione dei litorali partenopei, come Bagnoli, sito dell’ex Italsider, che da anni è oggetto di promesse elettorali mai mantenute, e di progetti mai portati a compimento.

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