Da sinistra, Giuseppe Misso e Luigi Giuliano

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni (rese nel 2015) dell’ex boss della Sanità Peppe Misso nel corso del processo sulla Strage del Rapido 904

di Giancarlo Tommasone

L’ex capoclan della Sanità, Peppe Misso (Missi all’anagrafe, conosciuto nell’ambiente malavitoso come ’o nasone)  il 3 marzo del 2015 è ascoltato come teste (è passato a collaborare con la giustizia nel 2007, ndr) al processo imbastito a Firenze contro Totò Riina, il capo dei corleonesi accusato di essere il mandante della Strage del Rapido 904. «Lei conosce, ha conosciuto l’onorevole Abbatangelo (Massimo, esponente missino, ndr)?», domanda, nel corso dell’udienza, il pm Angela Pietroiusti a Misso. «Certamente, l’ho conosciuto. Io ero un iscritto del Movimento sociale italiano, un partito che faceva parte dell’arco costituzionale», risponde Misso. E relativamente alla presunta organizzazione di riunioni politiche presso il negozio di Via Duomo (in passato gestito da Misso), l’ex boss della Sanità spiega: «Riunioni nel mio negozio? No. Erano cose alla luce del giorno». Rispetto alla frequentazione con Abbatangelo, Misso sottolinea: «E’ venuto nel mio negozio e a casa mia tante volte».

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Il mistero della struttura La Fenice

«Lei è accusato, non solo perché lo dice Luigi Giuliano (collaboratore di giustizia) di aver costituito una organizzazione denominata La Fenice…», incalza il pm. «Guardi – ribatte Misso –, devo rispondere a lei o a Luigi Giuliano? Perché Luigi Giuliano e la sua famiglia, per prima cosa hanno truffato la camorra, e adesso stanno truffando lo Stato. I Giuliano comandano ancora a Forcella, la chiamano la terza generazione, mentre è gestita sempre dalla prima e dalla seconda generazione». Sulla famiglia Giuliano di Forcella (ribadiamo, siamo nel marzo del 2015), Misso afferma: «Sono dei truffatori nati, sono dei mistificatori, dei simulatori, sono dei calunniatori di professione. Questo è quanto posso dire dei Giuliano». «Ma questa struttura La Fenice, esiste? Che cos’è?», domanda il presidente della Corte, Ettore Nicotra. «Ma non esiste, è una cosa del tutto inventata, ridicola, che per quello che stiamo trattando, non posso nemmeno ridere, è qualcosa di drammatico», dichiara l’ex boss. «Quindi non esiste?», chiede ancora il presidente della Corte. «Non lo so, di questa cosa non so niente», risponde Misso.