mercoledì, Novembre 30, 2022
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23 novembre 1980: quando la terra tremò causando quasi 3mila morti

Furono stanziati fondi enormi per la ricostruzione e per tentare di risolvere la decennale «Questione meridionale»

di Mario Polese

Sono trascorsi ormai 42 anni dal tragico terremoto del 1980. Quando il 23 novembre di quell’anno la terra tremò in Basilicata e Campania nessuno poteva immaginare quello che stava realmente accadendo: molte zone appenniniche della Basilicata e tutta l’Irpinia furono ferite a morte. Alla fine si contarono quasi tremila morti e molti paesi furono praticamente rasi al suolo. Dopo settimane e settimane di scavi e sopralluoghi la situazione era drammatica: c’erano rovine enormi con oltre un centinaio di paesi distrutti e quasi un milione di senzatetto.

I danni venivano stimati in decine e decine di miliardi di lire. Tutto questo avvenuto in un territorio che non era già ricco di suo. Al ritardo decennale che i paesini interni dell’Irpinia e della Basilicata avevano accumulato, rispetto al molte altre zone dell’Italia, si aggiungeva un disastro enorme in termini di vittime umane, di infrastrutture distrutte e di rischio di isolamento.

La cronaca di quella emergenza che nelle prime ore non era stata compresa del resto del Paese è simbolicamente sintetizzata nel titolo di un quotidiano meridionale dell’epoca: «Fate presto». “Urlo” di dolore che anni dopo fu immortalato per sempre in un’opera di Andy Warhol: il quadro con la prima pagine de «Il Mattino» è una delle opere dell’artista americano che drammaticamente ricorda quei giorni.

Come rispondere al disastro?

Il primo a capire l’entità della tragedia fu l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che poche ore dopo era sulle macerie. Erano i giorni in cui la vera «star» divenne il commissario straordinario per il Terremoto dell’Irpinia e Basilicata Giuseppe Zamberletti enfatizzato dalla gente del Sud quasi come un novello profeta. La questione divenne ben presto politica con i maggiori partiti di allora (Dc e Pci su tutti) che si interrogavano sul come rispondere efficacemente a quel disastro.

Il problema, più grande, non erano solo sulle risorse da stanziare, quanto piuttosto quello di ottimizzarne l’utilizzo rilanciando quella cooperazione tra i vari poteri dello Stato già messi alla prova nel terremoto di pochi anni prima in Friuli Venezia Giulia. C’erano però delle problematicità diverse: il terremoto lucano e dell’Irpinia fu di 4 volte più grande di quello del Friuli e poneva alle classi dirigenti locali e nazionali qualche problema in più.

Non si trattava solo di ricostruire comuni completamente rasi al suolo dal sisma, ma di cogliere l’occasione per offrire risposte anche alla storica «Questione meridionale». Con l’intervento ordinario e straordinario dello Stato furono costruiti migliaia di abitazioni, edifici scolastici di ogni ordine e grado, strade e centri sociali, come pure impianti sportivi e centri sanitari.

In Basilicata a seguito di quel disastro venne istituita la prima Università che fu una conquista sociale agognata da decenni dai giovani lucani. Insomma come spesso accade, due terre arretrate ebbero un grande impulso attraverso il dolore di una tragedia. La Basilicata e l’Irpinia sono state un caso esemplare della crescita post crisi.

La pioggia di soldi

Questo grazie a una vera e propria pioggia di soldi e una legge “speciale”: la 219 del 1981. Concepita dal Governo e approvata dal Parlamento «per far tornare alla normalità le zone terremotate». Ovviamente non mancarono gli sperperi e gli abusi tanto che per anni la ricostruzione fu affiancata da indagini della magistratura e non solo. Basti pensare che sotto la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro fu costituita anche una Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle aree terremotate. E in «Tangentopoli» di inizio anni ‘90 ci furono casi legati anche ai soldi per la ricostruzione del sisma dell’80 con arresti e scandali.

In ogni caso quella fu una pagina della storia del Mezzogiorno che non va dimenticata. Lo pretendono le tante vittime di quella scossa. Lo pretendono quei 66 bambini che trovarono la morte nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Balvano durante la messa della sera.

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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