Alla fine la forzatura dell’asse Topo-Casillo sulle votazioni del congresso provinciale del Pd, si è rivelato un boomerang. Partiamo con lo scandagliare i fatti: da Roma, sabato nel tardo pomeriggio, il vicesegretario Martina aveva deciso per il rinvio del voto di una settimana, accogliendo le istanze di uno dei candidati, l’ex Ds Nicola Oddati. Il quale aveva denunciato «la poca trasparenza da parte della maggioranza», sia per la regolamentazione della platea, che per l’approvazione del regolamento. Comunicazione accolta dal garante del congresso Losacco, che comunicava ai circoli il rinvio.

Domenica si è consumato lo psicodramma, quando il responsabile organizzazione del partito, Rossi, da Roma, sconfessava Martina e chiamava i circoli al voto. Il tutto tramite una mail inviata alle 11,00 del mattino. Una forzatura, che però ha mostrato il nervo scoperto dell’asse a sostegno di Massimo Costa, dato per favorito. A votare per il candidato di Topo e Casillo sono stati in 6mila e 500 iscritti. Un po’ poco, per chi sostiene di avere in mano il partito, con una percentuale di tesserati superiore al 60%.

Il vicesegretario nazionale del Pd, Maurizio Martina
Il vicesegretario nazionale del Pd, Maurizio Martina

Facendo due calcoli semplici ed elementari è chiaro invece il contrario: gli iscritti sono 25mila, i votanti 6mila e 500. A Napoli ha votato poco meno del 15%. E nei seggi «sicuri» la percentuale è rimasta la stessa. A San Lorenzo per esempio, dove è fortissimo il segretario regionale Assunta Tartaglione, sui 250 iscritti hanno votato in 57 (sic!).
In sostanza il peso numerico dei ras delle tessere, si avvicina al 30%. Costa, se venisse reso valido il voto farsa di domenica (oggi è previsto lo spoglio), rappresenterebbe poco più di un quarto degli iscritti al Pd di Napoli e provincia.

Il segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione
Il segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione

La bugia del dato dei votanti, fatta trapelare dal quartier generale di Costa domenica sera, parlava di 10mila votanti. Numeri confutati dai file inviati al provinciale. Oltre al fatto che molti seggi non sono neanche stati aperti, visto il rinvio programmato dal vice di Renzi e confermato dal garante. Una resa dei conti, che oggi avrà il suo primo round nella riunione – che si preannuncia infuocata – del gruppo Pd regionale. Verranno messi sul piatto i numeri di un congresso, che tutto è stato, meno che democratico.

Nicola Oddati, candidato alla segreteria provinciale del Pd
Nicola Oddati, candidato alla segreteria provinciale del Pd

Casillo corre addirittura il rischio di essere sfiduciato dal gruppo, che a questo punto ha tutti i numeri per portare a casa il risultato. Persino il presidente De Luca apprezzerebbe.
E che Topo e Casillo, tutto sommato, non siano questi portenti non lo diciamo noi, ma i numeri della competizione elettorale per l’elezione del segretario. A questo punto le strade sono due: o accordarsi e cedere qualcosa – da parte dell’asse di Costa – o commissariare il partito provinciale fino alle elezioni politiche. Partiamo dalla prima ipotesi: il ticket Topo-Casillo al momento può contare sulle commissioni di presidenza in Regione, sul capogruppo regionale (Casillo), quello in Città metropolitana (Iossa) e sul capogruppo comunale (Arienzo). Asso-pigliatutto insomma.

Alla luce del caos generato dal congresso di domenica o i due accetteranno un ridimensionamento – cosa complessa – oppure si procederà con la seconda strada: il commissario. Quest’ultima pare al momento l’ipotesi più plausibile. Il problema adesso è tutto sulle spalle del partito nazionale. Trovare una figura terza è praticamente impossibile. I pozzi a Napoli e in Campania sono oramai compromessi e il Pd, non solo a livello locale, non è altro che un raggruppamento di correnti. Renziani, martiniani, orfiniani, franceschiani, orlandiani. E chi più ne ha più ne metta. Tanti partiti in un partito solo.

Matteo Renzi e Paolo Gentiloni al momento del passaggio della campanella
Matteo Renzi e Paolo Gentiloni al momento del passaggio della campanella

In giornata si capirà cosa ne sarà di questo congresso democrat: se verrà annullato o meno. Se si rivoterà o meno. Se sarà valido o meno. O se alla fine verrà spazzato via dall’ennesimo commissario.