Nel Regno di Terronia, dove le illegalità dei centri sociali vengono contrabbandate per valorizzazioni dei beni comuni e dove la narrazione dei turisti innamorati del sole, della sfogliatella e del mandolino vorrebbe coprire l’indegna condizione dei trasporti, della manutenzione stradale, dell’efficienza della macchina amministrativa; nel Regno di Terronia, appunto, non c’è spazio per ricordare lo storico Giuseppe Galasso, scomparso ieri a 88 anni. Eccezion fatta per una nota di cordoglio dell’Amministrazione comunale, lanciata dall’Ansa alle 13.25, il sindaco – di solito così ciarliero – non ha trovato modo e tempo di esprimere una propria riflessione su quello che Galasso ha rappresentato per il Meridione e per la politica e la cultura partenopee.

Lo storico Giuseppe Galasso, scomparso a 88 anni a Napoli

È come se il primo cittadino di Milano, per fare un esempio, avesse taciuto nel giorno della scomparsa di Umberto Eco, proprio di questi tempi, due anni fa. Infatti, Giuliano Pisapia non tacque. Ecco che cosa scrisse su Facebook, alle 9 del mattino, appena appresa la notizia.
Milano è triste e più povera. Addio maestro e amico, genio del sapere innamorato di Milano, uomo di sterminata cultura e di grande passione politica. Milano senza di te è triste e più povera. Ma Milano è orgogliosa di essere la tua amata città. Averti vicino in questi anni, è stato un grande privilegio.

Il semiologo Umberto Eco, scomparso nel febbraio 2016

Due ore dopo, in una nota dell’ufficio stampa del Comune di Milano, Pisapia spiegò poi:
«Milano ricorderà Umberto Eco come merita uno straordinario intellettuale che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del nostro Paese e di tutta la cultura contemporanea. Umberto Eco era un maestro, un genio del sapere innamorato di Milano, un orgoglio della nostra città, un uomo di infinita cultura con una grande passione sociale e politica. Conoscerlo è stato un grande privilegio per me, per tutti i suoi studenti, per i milioni di persone che hanno letto e amato i suoi libri in tutto il mondo, per chi ha avuto la fortuna di stargli vicino, di ascoltarlo quando parlava e affascinava tutti. A loro, a Renate, ai figli Stefano e Carlotta, a tutti i suoi amici, va la vicinanza e l’abbraccio mio e di tutta la città».
Ma non c’è problema. Qualcuno dei «guardiani» della Rivoluzione arancione o dei ridicoli e patetici social influencer cittadini tra un po’ scriverà «ma comm ‘e bell ‘o Vesuvio, pur quando fa fridd» e tutto tornerà anestetizzato come prima.
Ciao prof.

sdm