di Giancarlo Tommasone

Non solo droga, ma anche estorsioni, portate a termine ai danni di commercianti e di ditte private. E imposizioni per distribuire o vendere posti di lavoro soprattutto all’interno di imprese di pulizia che agiscono negli ospedali cittadini. E ancora un paio di «casarelle del terrore», dove si portavano quelli da minacciare e da riempire di botte. E’ quanto emerge dai verbali dei pentiti contenuti nell’ultima ordinanza contro i Lo Russo.

Salvatore Lo Russo, boss pentito del clan di Miano

Illuminanti su quanto stava accadendo nell’ultimo periodo a Miano e a Marianella sono le dichiarazioni del pentito Ciro Ferrara: «Si è venuto a creare un forte contrasto tra il mio gruppo, che definisco gruppo di Chiaiano Ferrara-Stabile ed il gruppo di Miano che faceva capo a Valerio Nappello». Ferrara racconta anche di un tranello ordito dai suoi nemici per ucciderlo: «(Valerio Nappello) mi mandò una imbasciata tramite tale Gianluca per incontrami ma io ho capito che era una trappola e non ci sono andato. Ho invece incontrato Lino Torre, fratello di Mariano, nella sua abitazione nella Masseria Cardone e lui mi ha raccontato di essere stato seriamente minacciato dal gruppo di Valerio Nappello. In particolare Lino mi ha raccontato di essere stato attirato in una trappola in un appartamento a Miano dove si trovavano diversi soggetti e c’era anche Valerio Nappello, lo legarono su una sedia e lo volevano uccidere. Lino mi ha detto anche che si è salvato solo perché Valerio gli ha detto che non lo avrebbe ucciso solo per timore che il fratello Mariano si sarebbe potuto pentire. Ho saputo anche che nell’occasione si sono impossessati di 150mila euro provento dei traffici di droga che aveva Lino Torre».

L'arresto del boss Carlo Lo Russo
L’arresto del boss Carlo Lo Russo

Ferrara durante un’altra seduta davanti ai pm chiarisce pure i particolari del cosiddetto racket delle buste: «I mille euro che mi mandavano mentre ero in carcere – afferma Ferrara – erano frutto dei proventi delle estorsioni che avevamo ideato tramite il sistema delle buste, cioè imponevamo a tutti gli esercizi commerciali di rifornirsi delle buste di plastica, cartoni per pizzeria, etc. Questo sistema esiste ancora». Del ramo estorsioni parla anche Antonio De Simini riferendosi in particolare a quelle «del fuoco d’artificio e dei cantieri».

L'inchiesta sul clan Lo Russo riguarda non solo il traffico di droga ma anche il racket e la vendita di post di lavoro nelle imprese di pulizie degli ospedali
L’inchiesta sul clan Lo Russo riguarda non solo il traffico di droga ma anche il racket e la vendita di post di lavoro nelle imprese di pulizie degli ospedali

Nelle sue dichiarazioni ritorna poi il particolare delle «casarelle» affittate dal clan e che fornivano appoggio e non solo, agli affiliati. «Ricordo anche che dopo l’omicidio di Scognamiglio (Salvatore), picchiammo nella casarella di Miano il suocero di Mango Luigi, persona di cui non ricordo il nome ma che indico come la persona da cui avevamo i posti di lavoro negli ospedali che noi vendevamo anche tramite… omissis. Lo picchiammo perché lui aveva dato i posti di lavoro a Scognamiglio».