di Giancarlo Tommasone

Questa è una storia in cui il tempo si dilata, perché per Immacolata Iacone e per suo marito Raffaele Cutolo, la dimensione temporale è diversa da tutti e da tutto, un giorno può diventare un mese, un anno un secolo. Eppure “l’amore è intatto per Raffaele, secondo solo a quello che una mamma deve provare per la propria figlia”. Immacolata e l’ex boss della Nuova camorra organizzata sono sposati da 34 anni, ma matrimonio e unione sono termini che non si addicono a quella che appare agli occhi di noi profani piuttosto come una missione, un sentimento quello della moglie di Raffaele, che si potrebbe paragonare solo al voto che i religiosi fanno a Dio.

Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone
Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone

L’occasione per intervistarla nasce in seguito alla morte di Ciro Cirillo, l’ex esponente della Dc scomparso nelle scorse ore. L’allora assessore regionale ai Lavori pubblici fu sequestrato dalle Br in 21 aprile del 1981 per poi essere rilasciato diversi giorni dopo in circostanze che anni di indagini e sentenze non hanno mai chiarito. Un ruolo fondamentale in quella trattativa fu ricoperto proprio da Raffaele Cutolo, prima però ci sarebbe stato un altro presunto abboccamento con il professore, quello inutile per salvare la vita all’onorevole Aldo Moro. Ma questa è un’altra storia.

Qualche ora fa è scomparso Ciro Cirillo. Quali conseguenze, crede, ci potrebbero essere per il futuro di suo marito? Si parla ancora di ‘verità’ che Cirillo avrebbe affidato nelle mani di un notaio?

“Non lo sapevo, lo apprendo ora. A me, che sia morto Cirillo dispiace, umanamente parlando, dico, ma credo che la sua scomparsa non possa avere alcuna conseguenza circa l’accoglimento della grazia per mio marito. Io non credo venga mai accolta. Come credo che non ci sia bisogno di svelare un segreto depositato da un notaio per una verità ormai chiara a tutti da anni. Lui è Cutolo. Continua a pagare per quello che ha fatto. Continua a farlo da 54 anni, ne ha quasi 76. E’ consapevole, stanco, non ha mai pensato minimamente di diventare un collaborante di giustizia. Sconta la sua pena, è uno dei pochi a pagare per tutto quello che ha fatto e non chiede niente”.

Il caso Cirillo per molti è quello che ha decretato la morte civile di Raffaele Cutolo, anche lei la pensa in questo modo?

“Il 41 bis è stato il premio che mio marito ha ricevuto in cambio dell’aiuto allo Stato. Per salvare una vita è finito all’Asinara. Non solo, credo fermamente che oltre a Cirillo, abbia provato a liberare anche l’onorevole Moro e credo ancora più fermamente che la politica sia più sporca della camorra. O come diceva Raffaele un tempo: tutte le camorre portano a Roma”.

Quindi è sicura sia avvenuta la trattativa tra Stato ed Nco, antesignana tra quella tra Stato e mafia? Ha visto per caso uno dei tanti ‘temuti’ documenti segreti? Come fa a dirlo?

“Non lo dico io, per quanto riguarda Cirillo lo dicono gli atti processuali. Ho seguito i processi, ho letto e riletto tutti gli incartamenti. E’ alquanto palese. Non avrei mai potuto avere invece accesso ai famosi documenti né tantomeno a Raffaele sarebbe venuto in mente di coinvolgermi in cose che esulassero dal nostro rapporto d’amore. L’unica cosa che mi ha legato e mi lega a lui. Riguardo invece a Moro, so quello che la maggior parte degli italiani conosce sulla tragica sorte del presidente della Dc. A quei tempi Raffaele era uno dei pochi, se non l’unico che avrebbe potuto agire per la liberazione di Moro e do per scontato che sia stato contattato da esponenti dello Stato, dei servizi o di come vogliamo chiamarli, ma alla fine il male ha avuto la meglio”.

Tante analogie tra la situazione di suo marito e quella di Totò Riina, per cui in questi giorni è stata chiesta la scarcerazione per farlo morire con il conforto della famiglia. Con le dovute virgolette, non si sentirebbe in ‘diritto’ di avanzare simile richiesta anche nei confronti di Raffaele Cutolo?

“Forse Raffaele sta peggio di Riina. Attualmente assume 14 pillole al giorno, ha problemi di diabete, la sua vista è seriamente minata, è affetto da una seria prostatite e l’artrite non gli dà quasi più la possibilità di muovere le mani. Eppure noi non avanziamo alcuna richiesta nei confronti dello Stato. Lui resta in carcere, consapevole di ciò di cui risponde. Da quasi quarant’anni non conosce altro che il carcere duro”.

Cosa gli dà, secondo lei, la forza di andare avanti, senza vacillare circa la possibilità di un pentimento che potrebbe portarlo, forse, a riabbracciarvi?

“Nostra figlia e basta. E’ l’unico modo che ha per ricordarsi di essere vivo. Per Raffaele resta l’unica speranza. Come resta l’unica speranza per me. Una volta dicevo di vivere solo per Raffaele, adesso prima di Raffaele c’è lei e va difesa. Soltanto io e lei possiamo andare a fargli visita e per pochi minuti due volte al mese”.

Che cosa ha detto a sua figlia di Raffale Cutolo? Come le ha spiegato la lontananza forzata del padre? La sua reclusione?

“E’ stato ed è molto difficile. Denise (figlia di Raffaele Cutolo e di Immacolata Iacone, nda) adesso ha nove anni e mezzo ed è un bambina molto sensibile. Cerchiamo di tutelarla in ogni modo. Io e il padre vogliamo per lei una vita distante anni luce da quella maturata per le scelte di Raffaele. Una vita diversa, ma è sempre più difficile perché il mondo è sporco, veloce e temo che presto possa apprendere il passato del suo papà. Dove si trovi realmente e il perché. Io ho provato a spiegarle, con le parole semplici e ingenue che una madre dice alla figlia per rendere concetti complicati, che il padre si trova lontano perché ha litigato con una persona. Le racconto un aneddoto che può aiutare a fare chiarezza anche circa la fragilità e la natura estremamente sensibile della bimba. In occasione di un colloquio a Parma, dove Raffaele è attualmente recluso, la bimba ha chiesto al padre: perché non chiedi scusa alla persona con cui hai litigato, così torni a casa? Lui ha risposto: non posso, quella persona è morta. Per due giorni, dopo il colloquio, mia figlia non ha proferito parola”.

Che emozione percepisce dagli incontri tra suo marito e sua figlia? Come si svolgono? Come è il rapporto tra i due?

“Un’immensa dolcezza. All’inizio Denise aveva una sorta di paura, purtroppo era una cosa naturale. Ora invece Raffaele tiene sua figlia sulle ginocchia e le parla con amore. Possiamo vederlo solo due volte al mese per pochi minuti. Quelli interamente passati ogni volta da Raffaele con Denise ammontano a tre, quattro al massimo, perché prima c’è un lungo percorso da compiere fatto di cancelli che si aprono e si chiudono fino ad arrivare a un piccolo spazio ricavato per il loro incontro. Io posso guardarli solo da lontano. A me invece è dato incontrare mio marito solo attraverso un vetro, non lo tocco da una ventina d’anni, da quando si trovava a Belluno. Riguardo invece al rapporto tra padre e figlia, ribadisco che si tratti di amore e dolcezza. Raffaele continua a scrivere poesie per la sua bimba e le invia tramite telegrammi. Uno degli ultimi per la sua prima comunione. Li conservo tutti e quando sarà più grande glieli consegnerò, aiutandola a leggere attraverso le parole per farle capire il senso e la forza di quelle righe”.

Lei è sposata con Raffaele Cutolo dal 1983 con una cerimonia celebrata all’Asinara. Lo rifarebbe? Come si considera davanti alla scelta che ha fatto? Chi è Immacolata Iacone?

“Una volta vivevo per Raffaele, oggi prima per mia figlia e poi per lui, come è giusto che sia per una madre. Sono loro la mia famiglia. Dalla mia parte sono tutti morti, i parenti di Raffaele sono spariti nel momento in cui sono finiti i soldi. Io vivo nella casa che fu di mia suocera, sbarco il lunario con dei lavori saltuari, con parte della pensione sociale che lo Stato provvede a versare a mio marito e con il pigione che percepisco per l’affitto di una casa lasciatami da mia madre. La metà della pensione di Raffaele se ne va per andarlo a trovare a Parma, ogni volta occorrono circa 400 euro. Mi ha chiesto chi è Immacolata Iacone e io le rispondo: sono una reclusa al 41 bis. Ho sposato un pezzo di carta, ma lo rifarei”.