di Giancarlo Tommasone

Di anni, Kekko, anche detto ‘o nano – a causa della sua statura – ne ha appena 15. La sua situazione si complica, poiché nella giornata di ieri, durante un confronto all’americana, è stato riconosciuto. A ribadire che lo scorso 18 dicembre, il ragazzino della Sanità, abbia fatto parte di un gruppo di 4 baby criminali che l’ha lasciata sui basoli di Via Foria, in fin di vita, è stata la stessa vittima di quel raid: Arturo, 17 anni. Quel pomeriggio non lo dimenticherà mai più. Kekko resta in prigione; dallo scorso Natale si trova detenuto nel carcere minorile di Airola.

E’ sospettato, ora ancor di più, di essere il ‘gancio’ del gruppo, l’elemento che ‘abborda’ il malcapitato di turno e lo porta nella rete tesa dai sodali. Le indagini adesso si fanno più stringenti e da una parte sono orientate a raccogliere il maggior numero di elementi nei confronti degli altri due indagati a piede libero (G. L. P. di 17 anni e il 14enne F. L.), dall’altra si concentrano a individuare il quarto elemento del gruppo. Una vera e propria operazione di intelligence quella messa in atto dalle forze dell’ordine, che da settimane sono al lavoro su tabulati, celle telefoniche e profili Facebook.

Il giovane Arturo coi genitori e il cardinale Sepe

Si è detto e si è scritto molto della recrudescenza del fenomeno delle baby-gang a Napoli, città considerata da sempre tra le più difficili. Alcuni si sono espressi chiedendo maggiore supporto delle istituzioni, altri hanno tirato in ballo elementi sociologici e addirittura di rivalsa sociale che sarebbero alla base delle aggressioni, altri ancora, invece hanno invocato maggiore presenza di forze dell’ordine in campo e inasprimento delle pene per quei minori che facciano parte di una banda.

Eppure, a ben guardare, la metropoli partenopea è una delle più severe da questo punto di vista e secondo i dati del ministero della Giustizia è la prima città d’Italia per reclusi ospitati in una struttura minorile. I numeri si riferiscono al 2017. In cima alla speciale classifica c’è il carcere di Nisida (65 ragazzi: 4 hanno tra i 14 e i 15 anni; 19 tra i 16 e i 17; 26 tra i 18 e i 20; 16 tra i 21 e 24). Al secondo posto c’è Roma, segue poi Catania, mentre il carcere minorile di Airola occupa la quinta posizione. Kekko è detenuto proprio lì, nella struttura in provincia di Benevento, e dovrebbe essere tra i detenuti più giovani, se non il più giovane.