di Giancarlo Tommasone

In questo momento i Maranesi non legati alla camorra sono considerati dagli inquirenti leader mondiali del traffico di hashish, proveniente dalla Spagna e dal Nord Africa. Broker così potenti da rifornire direttamente le cosche siciliane che fanno capo al super latitante Matteo Messina Denaro.

L’ultima foto di Matteo Messina Denaro, l’attuale capo dei capi di Cosa Nostra

“Dopo i sequestri di centinaia di milioni di euro subiti da ‘u siccu (il magro, come viene chiamato Messina Denaro, nda) e dalla mafia e con la recente crisi economica che non ha risparmiato nemmeno Cosa Nostra, si è deciso di tornare a lavorare con l’hashish – naturalmente parliamo di elevatissimi quantitativi – per fare cassa. La droga rappresenta una garanzia da questo punto di vista, ci si può fare più soldi che col cemento o con i supermercati”, spiegano gli investigatori siciliani a Stylo24.

“Una operazione – affermano ancora – con introiti da capogiro che registra gli investimenti di diverse famiglie, ma che ha potuto autorizzare solo il capo, Messina Denaro. Perché i Maranesi? Perché quando si tratta di hashish sono considerati i maggiori trafficanti, quelli più affidabili  e poi per loro (per i mafiosi) non sono camorristi, sono i referenti della mafia in Campania. Dagli Anni ’80 è così”.

Come potrebbe essere oggi Matteo Messina Denaro in uno degli identikit diramati dalle forze dell’ordine

C’è una sentenza emessa la scorsa settimana dal gup di Palermo Guglielmo Nicastro; al termine del processo che si è svolto con rito abbreviato, è stata comminata a Matteo Cracolici – trait d’union con l’attuale capo dei capi di Cosa Nostra – una condanna a 19 anni. Insieme a quello che è considerato personaggio vicinissimo a Messina Denaro, sono stati condannati (a più di 55 anni in totale) anche due palermitani e quattro persone residenti nella zona a nord di Napoli. Sono considerati presunti appartenenti alla holding che avrebbe gestito il traffico illecito tra Marano e la Sicilia.

Le successive e più approfondite indagini hanno evidenziato che tale tipo di business fosse portato a termine già da diversi anni. La droga veniva pagata in anticipo dai siciliani che si recavano nella città a nord di Napoli presso un loro referente. Una volta avvenuto il saldo, si aspettava qualche giorno e si faceva partire la consegna dell’hashish, che avrebbe poi invaso le piazze palermitane.

L’arresto di Giovanni Brusca, avvenuto nel 1996. ‘U verru’ ha cominciato a collaborare con la giustizia nel 2000

Tutto ciò è stato scoperto dalle forze dell’ordine ed ha portato alle condanne inflitte nei giorni scorsi. Un legame che fonda le radici negli Anni ’80 quello tra i Maranesi e Cosa Nostra. Nel periodo in cui ‘u verru (il maiale) teneva i suoi master dell’orrore a Poggio Vallesana, masseria dei Nuvoletta. ‘U verru altri non era che Giovanni Brusca da San Giuseppe Jato, uno che durante i ‘corsi di aggiornamento’ per gli unici mafiosi della Campania insegnava a sciogliere corpi nell’acido. Più di 30 anni dopo i personaggi sono cambiati, sono mutate anche le dinamiche, ma mai i principi di un patto scellerato.