di Francesco Monaco

Fabio è un tifoso laziale. Lo chiameremo così, ma non è altro che un nome di fantasia, scelto per evitare ed evitargli possibili situazioni spiacevoli. A fronte di quelle verità che ci tiene a raccontare alla redazione di Stylo24. Ogni domenica segue la sua Lazio. Da casa o allo stadio che sia. Dalla tribuna dell’Olimpico, settore in cui è abbonato. Lo fa da più di 20 anni. Da quando, cioè, napoletano di origine e famiglia, si è trasferito a Roma. Si sa, le passioni nascono nei modi più incontrollati e inattesi. Ti conquistano e te le porti dentro per sempre.

SI PUO’ ESSERE TIFOSO LAZIALE
PUR ESSENDO DI FEDE EBRAICA

A volte, può persino capitare che si uniscano a segni di appartenenza e interiorità con cui, per la maggior parte delle persone, dovrebbero scontrarsi. Fabio, visto dall’esterno, è senza dubbio uno di questi casi. Napoletano di nascita, tifoso della Lazio, che ha simpatie per Fratelli d’Italia. Ma Fabio è anche, forse prima di tutto, un ragazzo di fede ebraica.

E le vicende di questi giorni di certo non rendono usuale, men che meno facile, unire queste caratteristiche. Ma la passione calcistica, però, in comune con la fede religiosa, in una sorta di dare e avere tra profano e sacro, ha che semplicemente c’è. E’ così. E neanche quello che lui stesso definisce come «il tentativo di 4 idioti di finire sotto i riflettori», modificando l’immagine di Anna Frank, facendole «indossare» la maglia della Roma, può intaccare l’una come l’altra.

La maglia indossata ieri dai giocatori della Lazio contro l'antisemitismo
La maglia indossata ieri dai giocatori della Lazio contro l’antisemitismo

 

«Ho vissuto questa vicenda con dolore, perché tengo alla Lazio, ma ritengo anche che una copertura mediatica così grande da parte di un certo tipo di stampa sia solo strumentale». Fabio non era a Bologna ieri, dove parte del pubblico biancoceleste ha urlato epiteti fascisti durante il minuto di silenzio, pur seguendo molte trasferte della sua Lazio. «Andarci mi sarebbe sembrato come partecipare a una sorta di presa in giro. Così come è bello che si leggano i passi del ‘Diario di Anna Frank’ prima delle partite, ma come al solito ci si accorge di qualcosa solo quando il caso diventa eclatante. Basta una figurina, un’immagine nell’epoca delle immagini, per far ricordare al mondo del calcio che questo problema esiste da sempre».

IL GRUPPO LAZIALE E ANTIFASCISTA
“SU NOI STEREOTIPI CRISTALLIZZATI”

Un problema sul quale, ha voluto dire la sua, contattato da Stylo24 grazie al «Movimento Antifascista di Napoli», anche il «Gruppo Laziale e Antifascista». Noto poco o per nulla alle cronache, come tutti gli altri che ci sono nei diversi settori dell’Olimpico, ma che, proprio come Fabio, ogni domenica segue il club capitolino. Non per questo, come il nome sottolinea e specifica, mostrandosi vicino all’appartenenza politica della destra più estrema con cui viene identificata l’intera tifoseria biancoceleste.

Alcuni vessilli del Gruppo Laziale e Antifascista
Alcuni vessilli del Gruppo Laziale e Antifascista

«E’ difficile trovare un giornalista che voglia documentarsi a 360°. Purtroppo lo stereotipo del ‘laziale fascista’ è tanto radicato che i vari articoli si scrivono da soli. Ingigantendo azioni fatte da 3-4 persone. E finendo per cristallizzare questo stereotipo. Facendo, di fatto, – conclude un rappresentante del gruppo – il gioco dei fascisti, che compiono azioni tanto infami solo per avere visibilità mediatica. Ma di gruppi come il nostro ce ne sono e anche in diversi settori. Anche in Curva Nord».